G8 di Genova 2001: 25 anni dal blackout democratico..
Pubblicato il 19/07/2026 da Rolenzio | Tag: g8, genova, 2001
Circa un anno fa, mentre navigavo distrattamente su YouTube, mi sono imbattuto in un documentario sul G8 di Genova del 2001. Proprio in questi giorni ricorrono i 25 anni dei fatti tragici e surreali che caratterizzarono quelle giornate infuocate di inizio millennio.Quell’estate ero rimasto in città con mio padre mentre il resto della famiglia era in vacanza e la sera mi guardai i resoconti al telegiornale di quelle giornate. Ero un mix tra scioccato e curioso…
Tra il 20 e il 22 luglio 2001, la città ospitò la riunione degli otto paesi più industrializzati dell’epoca. Genova era diventata una fortezza: divisa in zone chiuse e pesantemente presidiate da centinaia di poliziotti e carabinieri che sorvegliavano ogni valico. Mentre i capi di Stato erano protetti nel cuore della città , in periferia e nelle strade si radunavano migliaia di manifestanti provenienti da ogni parte del mondo, principalmente membri dei movimenti "No Global". E, come purtroppo sappiamo, tra la folla si insinuarono anche gruppi provocatori infiltrati, i cosiddetti black block.La crescente tensione di chi protestava contro la globalizzazione neoliberista, unita alla presenza degli infiltrati e a un coordinamento mal gestito (o forse deliberatamente caotico) delle forze dell’ordine, creò la miscela esplosiva perfetta. L'atmosfera prese fuoco quasi istantaneamente, nel vero senso della parola. Ricordo ancora di aver guardato attonito i telegiornali: le immagini trasmettevano una guerriglia urbana senza precedenti. La città era devastata. Vetrine spaccate, auto in fiamme, lanci di molotov e sassi volavano ovunque. Erano immagini crude di cariche della polizia e di centinaia di feriti che scivolavano sullo schermo.
E poi i fatti di cronaca nera : la morte di Carlo Giuliani, il blitz notturno alla scuola Diaz, le angherie subite dai manifestanti alla caserma Bolzaneto, la strategia della tensione perseguita dai servizi segreti e l'autoassoluzione della politica. Negli anni successivi si susseguirono una serie processi faticosi e osteggiati contro agenti, funzionari e dirigenti della pubblica sicurezza, che sembrano ancora oggi un capitolo aperto e non risolto.Oggi, osservando gli effetti tangibili di questa globalizzazione, mi capita spesso di domandarmi: chi aveva ragione? I "big della terra" che promettevano sviluppo e benessere attraverso l'apertura dei mercati globali, o quel movimento frammentario che cercava di contestarli?
La globalizzazione ha davvero funzionato o è stata uno dei più grandi fallimenti della storia moderna? Il susseguirsi incessante delle crisi economiche, l'ascesa del terrorismo e gli effetti devastanti della pandemia — tutti amplificati dalla ricetta neoliberista — sembrano confermare le paure di chi allora urlava nelle piazze.Guardando al mercato del lavoro odierno ci si rende conto che la promessa di stabilità economica di inizio millennio si è trasformata in instabilità per molti , giovani e non e che buona parte della classe media in occidente è completamente scomparsa. Solo pochi , come sempre , si sono arricchiti a dismisura inveceNon sono uno studioso; a malapena riesco a mettere insieme alcuni concetti basilari, ma credo che molte delle certezze date per scontate dalle figure di rilievo a inizio secolo siano state tradite dalla prova dei fatti. Quegli sconclusionati e disorganizzati manifestanti (già nel 1999 si era formato il cosiddetto "popolo di Seattle") ci avevano preso, anche se all'epoca non sembravano averne le idee chiare.All’epoca ero poco più che un adolescente e non capivo molto. La violenza mi faceva impressione, ma non tifavo per chi manifestava; mi sembrava gente fuori dalla realtà , troppo estrema. Oggi, guardando indietro con gli occhi di chi ha visto il mondo cambiare (o degradarsi), non posso che dargli, in larga parte, ragione.
In questo articolo di wikipedia c'e il resoconto dettagliato di quelle giornate e degli eventi successivi compreso le cronache dei processi guidiziari.Penso che sia uno dei pochi articoli in cui non è presente la lingua inglese.